Codice in papiro

Un dato indiscusso, ma difficile da spiegare, è il rapido e generale passaggio dal rotolo (volumen) al codice, fenomeno di cui sono protagonisti i cristiani.
Secondo Metzger, se si considerano i manoscritti greci profani del II secolo, solo 14 su 871 sono codici, mentre tutti gli 11 papiri cristiani dello stesso periodo sono in forma di codice. Considerando i 172 manoscritti e frammenti biblici prima del 400 d.C., 158 provengono da codici, mentre 14 da rotoli.
L’adozione del codice passa certamente attraverso una diversa dislocazione sociale del pubblico e dei destinatari rispetto al tradizionale contesto della circolazione libraria del mondo greco-romano.
Secondo G. Cavallo, il pubblico cristiano è di modeste possibilità economiche e di modesta formazione intellettuale; ad esso si confà il codice, libro a buon mercato, della letteratura popolare, rispetto al rotolo, cui era affidata la grande arte letteraria apprezzata dalle classi colte e dalle élites intellettuali.
Non va sottovalutato l’aspetto di funzionalità ed economicità legata alla finalità di divulgazione del messaggio cristiano e di sostegno pratico alla missione. Rispetto al rotolo (volumen), il libro (codex) presenta dei vantaggi:
·           una maggiore capienza (il rotolo è scritto solo su un lato);
·           la riduzione di costi del materiale;
·           la praticità d’uso per la lettura, lo studio, la consultazione e le annotazioni;
·           la versatilità di aggregazioni testuali (soprattutto tra III e IV secolo esso darà origine al libro miscellaneo, ignoto nell’antichità).
Con questo non sembra giustificato il rapido e generale passaggio dei cristiani al codice, per il quale bisogna pensare a motivi aggiuntivi di ordine ideologico e storico-culturale.
La tesi di Roberts-Skeat fa riferimento a una auctoritas che avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’imporre l’uso del codice. Ad es. la redazione su codice di pergamena del vangelo di Marco in ambiente romano e divulgato dalla chiesa di Alessandria; oppure l’uso in ambiente antiocheno di trascrivere su fogli singoli di papiro l’insegnamento di Gesù: messi insieme danno origine al codice.
Secondo Skeat, la scelta del codice accompagna la formazione del canone dei vangeli: il codice, diversamente dal rotolo, consentiva di raccogliere insieme i quattro vangeli (il più antico codice che sicuramente conteneva i quattro vangeli era il Papiro Chester Beatty I, P45, del III secolo).
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Codice di papiro con le lettere di Paolo (Egitto II sec.)
 
Secondo Gamble, l’auctoritas che ha imposto il codice fu un’edizione delle epistole paoline tra fine I e inizio II secolo, che divenne lo standard della successiva letteratura cristiana in codici (l’edizione più antica nota delle lettere di Paolo è quella del Papiro Chester Beatty II, P46, del 200 c.).
Anche se la tesi dell’auctoritas non è trascurabile, il fenomeno si può spiegare come il risultato di una pluralità di fattori convergenti di ordine tecnico, ideologico, culturale. La scelta del codice infatti implica la rottura con la tradizione del rotolo, cioè quella della cultura ufficiale, di cui era depositaria una determinata classe, una vera e propria rivoluzione, con cui si ripudiavano le tradizioni culturali e cultuali.
La scelta del codice à legata anche alla volontà cristiana di rimarcare la distanza dalla tradizione ebraica dell’AT: forma distintiva cristiana di editare i testi (compreso l’AT); il conservatorismo rabbinico mantiene la tradizione venusta del rotolo.
Comunque le modalità delle prime forme di raccolta di testi (parzialità, frammentarietà, discontinuità) portano verso il codice. Aggiungendosi le funzionalità pratiche e la diffusione nel giro delle comunità, questo determina il decollo del supporto più adatto a tutto questo, facendo del libro il modello pressoché unico.
Non mancarono comunque, nei primi tre secoli, rotoli, probabilmente anche per gli stessi vangeli. Cf. Acta martyrum Scilitanorum 12: «Quae sunt res in capsa vestra? Libri et epistulae Pauli viri iusti». La capsa era il contenitore dei rotoli.
Alcuni dati percentuali risultano interessanti: tra I e III/IV secolo, dei libri con testi AT-NT e letteratura religiosa, il 24% è su rotolo, il 64,5% su codice di papiro e il 11,5% su codice di pergamena. Il rotolo scompare rapidamente e tra IV e V secolo si attesta su percentuali molto basse (AT: 6,8%; NT: 3,6%; letteratura patristica varia, preghiere, inni, agiografia: 13,5%).
Tra i più antichi codici cristiani ricordiamo:
 
P. Ryl. III 457 (John Rylands Library, Manchester) (P52): primo quarto II secolo (Aland: 125), frammento di Gv. 18 (vedi riproduzione fotografica). Le dimensioni originarie dovevano essere mm. 213 x 180, con 18 righe per pagina su unica colonna di circa cm. 16 x 14.
Vari papiri di Ossirinco; Papiro Egerton 2. Misure ipotizzate: tra 160/180 x 100/120. Skeat, valutando della medesima mano (e del medesimo codice) due frammenti di Mt. (uno a Barcellona e uno a Oxford) e quattro fogli di un codice di Parigi con Lc., ritiene che essi individuino il più antico codice a noi giunto con i quattro vangeli (fine II secolo).
Alcuni codici in migliore stato di conservazione consentono di farsi un’idea più precisa di come doveva essere il libro cristiano nei primi secoli:
 
P. Bodmer II (P66): Gv. 1-21: primi del III secolo; 75 fogli + 39 frammenti. Originariamente: 78 fogli per 156 pagine; dimensioni: mm. 162 x 142; scrittura a piena pagina (13 x 10); niente suddivisione (capitoli o paragrafi) né iniziali ingrandite; maiuscola posata, rotonda, non di scriba professionista, ma di uno che ha messo a disposizione le sue capacità. Una certa cura formale: ad es. fori agli angoli dei fascicoli per tracciare le linee verticali che delimitano la zona di scrittura. Il libro cristiano comincia ad avere una sua dimensione strutturale e formale pienamente funzionale: maneggevolezza, nitidezza e leggibilità.
 
P. Chester Beatty II (P46): 10 epistole paoline. Chester Beatty (56 fogli) + Michigan University (30 fogli): 86 fogli, ma originariamente dovevano essere 104. Dimensioni: 270/280 x 160/170, quindi oblungo. Codice a fascicolo unico. Scrittura in piena pagina (200 x 120), da 25 a 31 righe (aumenta verso la fine, probabilmente per restare nel fascicolo). Impaginazione ariosa nei margini ampi e negli spazi interlineari; accurato incolonnamento e allineamento sul rigo. Sobrietà: non ci sono particolari accorgimenti grafici o decorativi; i titoli hanno gli stessi caratteri del testo. È un significativo esempio di assetto del libro cristiano fra II e III secolo, prima che l’età costantiniana e la nuova politica religiosa imponessero di ripensare la forma codice in base a nuovi parametri grafici, testuali, funzionali, producendo i grandi manoscritti biblici in pergamena in maiuscola biblica (il Sinaitico e il Vaticano: seconda metà del IV secolo).
 
P. Chester Beatty I (P 45): 4 vangeli + Atti degli apostolo. Dimensioni: 250 x 200, quindi verso il quadrato. 222 pagine, 112 folgi; scittura in piena pagina. E’ il più antico codice in cui compaiono i vangeli (nell’ordine “occidentale”: Mt. Gv. Lc. Mc.) e gli atti. Datazione: F. Kenyon: prima metà del III secolo; G. Cavallo: fine III secolo.
Da queste testimonianze, si possono ricavare alcune considerazioni:
  • la tipologia varia ma presenta tratti comuni:
  • la consistenza esigua del libro su papiro sia per numero di fogli sia per dimensioni:
  • in genere, un codice contiene un solo testo (Vangelo di Giovanni);
  • l’impaginazione costantemente in piena pagina e formati tendenti all’oblungo;
  • l’organizzazione del testo è semplice: solo i titoli, senza distinzione di caratteri rispetto al testo; niente decori o lettere ingrandite, o separazione di capitoli;
  • in genere, non si tratta di scribi di professione, ma di individui dotati di buone conoscenze grafiche.
  • In sostanza, la produzione è finalizzata a un uso pratico, quotidiano, eppure con una cura nell’impaginazione e nella trascrizione che mostra ricerca di dignità formale. 

(tratto da Edoardo Crisci, I più antichi manoscritti greci della Bibbia. Fattori materiali, bibliologici, grafici, in: Forme e modelli della tradizione manoscritta della Bibbia, a cura di Paolo Cherubini (Littera Antiqua, 13), Città del Vaticano 2005, pp. 1-31)

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